Le Streghe Sante

La leggenda della Santa Barbuta, che circolava nel Medioevo sulla via Francigena e mise radici soprattutto tra i popoli alpini e nel nord Europa, al di là dei tratti fantasiosi, è indicativa della difficile condizione femminile nel mondo cristiano di una volta. Il testo che segue è tratto dal mio libro “Ultreya e Suseya! Il Giubileo e i pellegrini, ieri e oggi”.

“Questa storia nacque da un equivoco eclatante. I pellegrini del Settentrione, dove per i maschi erano in uso solo i pantaloni, scambiavano la tunica bizantina del Volto Santo di Lucca per una gonna e cercarono di darsi una spiegazione sul perché una donna avesse la barba e fosse finita in croce. La chiamarono Wilgefortis (dal latino Virgo Fortis), o anche Kummernis, o Liberata, e imbastirono la storia di una fanciulla votata alla castità, che per sfuggire alle pretese sessuali del potente di turno, a furia di pregare si fece venire la barba e, non più appetibile, fu messa in croce come strega. 

  È la solita leggenda esplicativa, ma vi traspare anche qualcosa di più profondo.   Intanto metteva il dito nella piaga delle violenze sessuali che troppe donne, partite per il pellegrinaggio ricolme di devozione, si trovavano a subire.  Finendo poi chi sa come, e chi sa dove, soprattutto nell’insicura Terrasanta.  Spesso nell’indifferenza di tutti, come ci mostra un affresco medievale dove una poveretta denudata viene portata via da un gruppo di uomini senza che le guardie armate presenti se ne diano alcuna cura.

Quella croce simboleggia dunque la croce che le donne dovevano portare per il solo fatto di essere donne, portatrici del sesso femminile. Mentre la barba, segno distintivo maschile, fa forse trasparire il loro desiderio di sottrarsi alla loro condizione di donne, di essere libere e rispettate come gli uomini. Ciò che non di rado le spingeva a travestirsi con abiti maschili.     Ma in quella credenza c’era forse anche un tacito appello alla Chiesa a dare al femminile un posto più rilevante nella fede cristiana. Tant’è che Wilgefortis fu a lungo venerata come Santa, seconda soltanto alla Madonna.  

La Chiesa ha soppresso quel culto soltanto nel 1969, quando non ce n’era quasi più traccia da diversi secoli.  Un po’ alla volta tutte quelle icone con fanciulle crocifisse erano state spontaneamente rimosse o cancellate, perché l’immagine della donna in croce – quanto mai veritiera, almeno allora – anche se vestita da capo a piedi sembrava sempre troppo sensuale e dava (e dà) scandalo. In un clima poi, come quello di quei tempi e di quelli successivi, cupo e tendenzialmente di misoginia, come traspare dalla lunga stagione della caccia alle streghe.

   Un’atmosfera assai lontana da quell’aura ricolma di tenerezza e di prossimità col femminile che circondava il Salvatore, che al pozzo chiese da bere a una donna samaritana di facili costumi, e tese le braccia all’adultera scaraventata nella polvere per essere lapidata dai maschi di una società patriarcale come poche altre”.

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