Dai maiali agli orsi. Altro che Medioevo!

Nel 1386 in Normandia si svolse un processo che a noi può sembrare assai singolare, e di cui invece si trovano tanti altri esempi nel Medioevo. L’accusa era di infanticidio, per l’uccisione di un bambino, e il colpevole, dopo regolare processo fu condannato a morte. Niente da dire, solo che il condannato era una scrofa, accusata di aver ucciso un bambino di tre mesi per nutrirsene. Dopo la pronuncia della sentenza tutta la popolazione fu invitata ad assistere all’esecuzione portando con sé tutti i propri maiali (affinché imparassero la lezione). La scrofa infanticida fu condotta al patibolo vestita da uomo e il boia gli tranciò il grifo e una zampa. Morta dissanguata venne poi lasciata alla mercé del popolo che infierì ferocemente sul cadavere. Quel che restava del suino fu poi bruciato e le ceneri disperse.

   Se a noi tutto ciò può sembrare paradossale è tuttavia molto più profondo e umano della condanna a morte dell’orso in Trentino. Perché nel tardo Medio Evo c’era una concezione del diritto universale, rivolta a tutti gli esseri animati, che si pensava avessero consapevolezza di sé e quindi anche la   responsabilità delle loro azioni. E illustri filosofi discussero sull’anima degli animali (tutto ciò che è “animato” è per ciò stesso dotato di anima?). E ci si chiedeva anche se non fosse peccato costringerli a lavorare di domenica. E c’era anche chi sosteneva che fossero destinati ad andare solo in Paradiso, indifferentemente dalla loro condotta, per la loro semplicità e purezza.  Insomma, gli animali, per quanto non rispettati perché al servizio dell’uomo per disposizione divina, erano però tenuti in alta considerazione come esseri viventi. 

   Nella società di oggi (capitalistica e consumistica) domina l’utilitarismo puro e l’arroganza più sfrenata. La natura e gli animali sono niente altro che numeri al servizio del profitto. L’orso si può sopportare solo come peluche o pagliaccio da fotografare per un selfie. Gli animali non hanno più nessun territorio disponibile (dove devono andare i cinghiali se non intorno alle città, come già hanno fatto da molto gli uccelli, visto che nei boschi vengono cacciati senza tregua?). L’intero pianeta è diventato un mercato o una palestra riservata alle sole attività umane, l’urbanizzazione e cementificazione selvaggia e globale non ha limiti, i monti sono ridotti a palestre per il divertimento umano economicamente redditizio (piste da sci, parchi avventura, turismo sconsiderato, ecc.).

   La sentenza di morte per l’orso (senza processo e senza avvocato) non è dunque  il caso isolato di tre trogloditi in preda ai fumi della grappa e detentori del Potere nella Repubblica delle Banane, ma è il modo normale con cui ci si rapporta col nostro pianeta, il mettere al centro solo l’uomo e i suoi interessi (sempre economici), il delirio di onnipotenza e predominio assoluto sulla natura da parte di un capitalismo che tutto il vivente vuol ridurre a denaro. Una pratica che è il motore di questa società ed ha già portato all’estinzione di innumerevoli specie e ai cambiamenti climatici che sono sotto gli occhi di tutti.  Che di questo passo porterà anche alla nostra estinzione, perché anche noi siamo natura.     

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